Giovanni Antonio Farina Santo

Traslazione dell’urna Santo Giovanni Antonio Farina

dalla Cappella dell’Istituto Farina alla Cattedrale di Vicenza

20 NOVEMBRE 2014

Torna nella sua Cattedrale dopo 126 anni.
Per tanto tempo era stata la sua chiesa, mentre era studente e poi professore nel Seminario qui vicino, in via Vescovado, dove continuò ad abitare anche quando fu vice parroco a San Pietro.
In quegli anni don Giovanni Antonio aveva dato vita all’Istituto delle suore Dorotee per la educazione delle giovani e per l’assistenza degli ammalati e degli anziani, e aveva avuto anche l’incarico di direttore della Scuola pubblica vicentina.
Divenuto canonico di questa Cattedrale, a 47 anni aveva dovuto allontanarsi dalla sua città, perché era stato nominato vescovo di Treviso.
Nel 1860 era ritornato a Vicenza, scegliendo di entrare in punta di piedi.
Aveva scritto alle autorità militari, civili e al capitolo, ordinando che la funzione del suo ingresso fosse compiuta «nella forma più privata possibile», che si tralasciasse ogni cosa che poteva essere «di sfarzo esterno», e che il corrispondente del pranzo che in quel giorno avrebbe dovuto offrire alle autorità: quattromila lire austriache (circa settemila Euro), fosse distribuito ai poveri.
Da giovane prete i suoi contemporanei lo avevano definito “l’uomo della carità”; e da vescovo la gente lo chiamò “il vescovo dei poveri”.
In questa sua diocesi egli svolse una intensa attività apostolica: celebrò il sinodo diocesano che non avveniva da 173 anni, compì la visita pastorale, raggiungendo a piedi o con la mula paesi di montagna che non avevano mai visto un vescovo.
Curò in particolare la formazione culturale e spirituale del clero e dei fedeli con le missioni al popolo; organizzò una rete capillare di soccorso ai veri bisognosi delle singole parrocchie; istituì varie associazioni per assistere i sacerdoti poveri e infermi; riorganizzò le scuole di catechismo e suggerì ai sacerdoti di formare dei laici come collaboratori nella catechesi ai giovani.
La sua lunga vita fu segnata da molte sofferenze e anche da ingiuste accuse, di fronte alle quali egli rispose sempre con il silenzio e il perdono, fedele alla propria coscienza e attento solo a soccorrere chi era nel bisogno.
Alla sua morte, avvenuta il 4 marzo 1888, lasciò attorno a sé una evidente fama di santità che si diffuse e continuò fino ai nostri giorni.
E fu proprio nell’ultimo saluto, in questa Cattedrale, che parlando di lui lo chiamarono il padre dei poveri, il sacerdote esemplare, il pastore santo, instancabile nel ministero episcopale, l’uomo della carità.


Suor Albarosa Bassani 


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